Un mercato di cervelli 6 Febbraio 2017

Quando hai la fortuna di avere un’ottima insegnate alla scuola statale di tuo figlio, allora hai fatto bingo. E non solo, fai anche un mercato di cervelli.

È proprio quello che è capitato a noi con la maestra di Vento, che per privacy chiamerò Laura (no, non è il suo vero nome). Oltre che insegnare le materie canoniche, Laura, realizza laboratori, esperimenti e tutto quello che serve per raccontare ai bambini LA VITA, LA COLLABORAZIONE, LA TOLLERANZA, IL RISPETTO. E tanti altri valori che non sto qui ad elencare.

Ma veniamo a noi, perché non abbiamo mica tutto il giorno per stare qui a pettinar le bambole! Un girono Vento viene a casa e mi dice: “Mamma, lo sai cos’abbiamo fatto oggi in classe?” “No, mostrino, dimmi…” “abbiamo fatto un mercato di cervelli!”

Allora, lì per lì, la mia espressione era tra il perplesso e l’allarmato, un po’ come quando Giugliacci durante il meteo annuncia una nevicata nella tua città: ci credi fino a domani, però spedisci tuo marito in soffitta a tirar giù la pala da neve; ecco, uguale.

“Ma, Ricky (Vento), amore della mamma, lungi da me non crederti, ma… in che senso – un mercato di cervelli – ?”

“Eh, la maestra ci ha detto di fare questo, di chiedere quest’altro e di scriverlo su un foglietto…”

Allora, ve la faccio breve: la maestra ha detto agli alunni di scrivere su due foglietti: su uno tutti i loro punti di forza, quello che sanno fare (Vendo) e sull’altro le loro aree di miglioramento, ciò che desiderano (Cerco).
(n.b. non difetti, o mancanze, “aree di miglioramento“).

Dopo questa prima fase, si è attivato “un mercato di cervelli” dalle richieste più disparate:

Cerco cervello: che sappia giocare a calcio (ma bene), sappia contare e disegnare.

Vendo cervello: che sappia leggere veloce, giocare a pallavolo e scrivere bene in corsivo.

Cerco cervello: che sappia tenere bene la matita e che mangi tutto.

Bellissimo, vero?

E allora io dico: con la stessa semplicità dei bambini, facciamolo anche noi, perbacco!
Senza presunzione, senza “si ma lui, no ma io”, senza puntare il dito sulle mancanze altrui.
Non sarebbe bello avere le doti altrui e donare le nostre?

Io avrei un elenco infinito di cose che vorrei saper fare meglio: vorrei parte del cervello di un sacco di persone che conosco, dalle mie più care amiche, alle mie colleghe. Vorrei essere l’insieme delle donne straordinarie che conosco, e anche di qualche uomo.

E tu, che cervello vendi e che cervello cerchi?

Un bacio!
Francesca